Indagini della Polizia, si indebolisce pista anarchica


(ANSA) – NAPOLI, 27 FEB – Sarebbero le stesse persone e
avrebbero anche lasciato una firma gli autori dei raid avvenuti
in una Torre del Maschio Angoino, dove ieri si sono registrati
due incendi, e nel Palazzo Reale, dove è stato messo a soqquadro
un ufficio.
   
Due scritte – “Lupin Angioino” e “Maschio Angioino” – su un
foglio di carta sono state trovate dalla Digos e dalla Polizia
Scientifica nell’ufficio di Palazzo Reale preso di mira, nel
corso delle indagini coordinate dall’ufficio inquirente
partenopeo retto dalla facente funzioni di procuratore Rosa
Volpe.
   
La “firma” degli autori degli incendi e degli atti vandalici a
Palazzo Reale è stata trovata in un ufficio dello storico
Palazzo che si affaccia su piazza del Plebiscito, messo a
soqquadro da ignoti: la scritta “Lupin Angioino” è stata
apposta con uno smalto per unghie di colore rosso trovato in un
cassetto. La scritta “Maschio Angioino” è stata realizzata con
un evidenziatore giallo.
   
I due incendi che hanno rigurdato il castello simbolo di Napoli
sono stati appiccati in un deposito della Torre dell’Oro e
l’altro all’esterno del monumento, in un cassonetto di rifiuti.
   
Eventi che sembrerebbero legati agli atti vandalici scoperti in
un ufficio del Palazzo Reale. Sulla base dei riscontri finora
emersi, però, sembrerebbe indebolirsi il movente anarchico –
ventilato ieri – a vantaggio del gesto teppistico.
   
Non si esclude che alla base delle azioni possano esserci beghe
locali, forse la reazione di qualcuno che è stato licenziato o
che non è stato assunto.
   
Al vaglio l’ipotesi ritorsione da parte di qualcuno al quale
potrebbe essere stato negato un permesso o un’autorizzazione,
visto che l’ufficio di Palazzo Reale vandalizzato è adiacente a
quelli della Sovrintendenza.
   
Nell’ufficio di Palazzo Reale sono stati scaraventati a terra un
computer e alcuni faldoni. L’incendio nella Torre dell’Oro del
Maschio Angioino ha invece riguardato vecchie ordinanze comunali
destinate al macero.
   
Va sottolineato che gli autori dei gesti sarebbero entrati nella
Torre dell’Oro attraverso un portone lasciato aperto.
   
Praticamente inesistente la videosorveglianza: la Digos sta
passando al setaccio il pochissimo materiale acquisito,
registrato con dei vecchi sistemi di monitoraggio analogici.
   
(ANSA).
   

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