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«'A munnezza d'a gente» è un brano di Tony Tammaro che ben si adatta al contesto cittadino dove l'inciviltà di molti riempie di spazzatura strade, sentieri, aiuole e nessuna zona del capoluogo si salva anche se le mete preferite dagli incivili sono quelle a vocazione turistica e naturalistica: Vaccheria, San Leucio, Casertavecchia ma anche Casola, San Clemente e via di questo passo.
«San Leucio e Vaccheria – dice Enzo Malatesta – sono invase dalla spazzatura. Se qualcuno decidesse di visitare queste due località segnate dalla bellezza e dalla storia si troverebbe di fronte scene desolanti. La strada che conduce al Casino Vecchio è un immondezzaio e ieri mattina sul lato sinistro, salendo, c'era un cumulo esagerato di buste di cui non si vedeva il contenuto. È così ovunque, lungo le strade e nei tanti sentieri e quei cumuli di rifiuti, che crescono con costanza nel disinteresse di tutti, restano lì per tempi immemori. Sotto l'egida dell'Unesco, su quelle comunità sventola il vessillo della monnezza». Cumuli di rifiuti abbandonati, cumuli di rifiuti lasciati a marcire, cumuli di rifiuti dei festini serali nei perimetri delle due frazioni borboniche che vivono assediate da anni senza che nessuno riesca a liberarle. 

«In molti sacchi – continua Malatesta – si capisce che ci sono calcinacci. Spesso ci sono anche carcasse di animali che i pastori abbandonano per non dichiarare la motivazione del decesso e quindi sfuggire ai controlli della Asl». La legge che regola lo smaltimento dei calcinacci è il decreto legislativo 152 del 2006 che attribuisce lo smaltimento a colui che li ha prodotti. Piccole quantità possono essere conferite dal cittadino negli appositi cassoni presenti in tutte le isole ecologiche della città. Quando le quantità sono più cospicue, devono essere consegnati nella più vicina discarica o rivolgersi ad aziende specializzate del settore che siano regolarmente iscritte nell'apposito albo nazionale, ossia quello relativo ai gestori ambientali.
Troppa fatica, troppa diligenza, troppa coscienza civica. Meglio buttare tutto per strada, nel verde, tanto a punire gli incivili non ci penserà nessuno. Due giorni fa, per aumentare il tasso di invivibilità, sono stati rubati i contenitori per i rifiuti in molte strade di San Leucio. Sì, avete letto bene, hanno rubato i cestini metallici per la spazzatura. Tanti cestini. Non va meglio nella parte alta della città dove ieri mattina, con gran sorpresa e indignazione, sono stati ritrovarti nei contenitori riservati al cimitero decine di cassette di plastica e televisori. 

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«È sempre un dolore – dice Domenico Maietta, assessore all'Urbanistica, da anni occhio vigile sul territorio – tifatino comprendere che tra di noi convivono persone che vivono allo stato brado, idonee finanche a varcare le soglie delle stalle. Sono gesti inconsulti, ignobili quanto demenziali. È vergognoso che questo accada, ma non si può perdere la speranza, bisogna credere che anche per loro ci sia una redenzione». E se a Casola cassette di plastica e televisori sono stati con dispregio buttati davanti al cimitero, lungo l'asse Casola-Valle di Maddaloni sono stati rimossi ieri mattina altri consistenti cumuli di spazzatura. Si tratta di un asse viario non ancora aperto al traffico che viene utilizzato dagli incivili di turno come sversatoio e discarica abusiva. «Chi vede conclude Maietta deve denunciare». 

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