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Caserta – Oltre che per la magnificenza dei suoi interni, la Reggia di Caserta è attraversata da un parco che occupa 123 ettari di terreno, ospita 57mila specchi d’acqua, 129mila metri quadrati di percorsi, 70mila dei quali pavimentati, un bosco di 73 ettari, un acquedotto, il Carolino, di oltre 38 chilometri. Il Palazzo, patrimonio Unesco dal 1997, nato per volontà di Carlo di Borbone, lo straniero venuto dalla Spagna per diventare prima duca di Parma e Piacenza, poi re di Napoli, sposato alla coltissima Maria Amalia di Sassonia, fu progettato da Luigi Vanvitelli: si innalza per cinque piani su una superficie di 47mila metri quadrati suddivisi in oltre 1200 ambienti divenuti nei decenni anche scenari irripetibili per star di Hollywood. Sono infatti stati set per “Star Wars 1” del 1999 e “L’attacco dei cloni” secondo episodio della saga, datato 2002, di “Mission impossible” con Tom Cruise nel 2006, ma anche della “Donna più bella del mondo” nel 1955 con Gina Lollobrigida, del “Pap’occhio” nel 1980, di “Io speriamo che me la cavo” nel 1992.
Ma laddove il “master and commander” dell’architettura rococò lasciò il segno più indelebile (e il titanico cantiere paesaggistico, durato cinquant’anni, proseguì anche oltre la morte del suo ideatore) fu nella sequenza scenografica di vasche e fontane che simulano un tragitto tuttora a effetto, per la giustapposizione di mito e sacro, scienza e mistero. Questa simbiosi tra architettura, verde, acque, peschiere per le battaglie navali, degna emulazione di Versailles e dell’Escorial, rappresenta la quinta ideale per la mostra ‘Frammenti di Paradiso. Giardini nel tempo alla Reggia di Caserta’ che fino al 16 ottobre la direttrice Tiziana Maffei, coadiuvata da Alberta Campitelli e Alessandro Cremona, ha allestito selezionando quasi 200 opere tra disegni, dipinti, sculture, erbari, libri antichi e contemporanei per raccontare i grandi giardini storici italiani ed europei attraverso sette capitoli che omaggiano anche il Borbone, gran conoscitore della materia nonchè appassionato botanico tanto da finanziare spedizioni in Perù e in Cile. L’evoluzione dell’idea di parco non poteva che partire dall’Eden, il paradiso in terra, ma poi si snoda attraverso i dipinti del Settecento che esaltano la maestosità delle ville romane nate per gareggiare con quelle dell’Impero (vedi Villa Albani ritratta da Jakob Philipp Hackert, o La Petraia, buen retiro degli annoiati Medici, del vedutista da Iustus van Utens, o Villa d’Este a Tivoli). E siccome la grandeur non faceva certo difetto a Maria Amalia i cui appartamenti griffati Gaspar van Wittel (Vanvitelli è l’italianizzazione del cognome olandese) sono stati a lungo interdetti al pubblico, ecco che la mostra offre anche l’occasione per toccare con mano l’inedito ordine assoluto che dal terrazzo della regina si tende fino all’apice dell’acquedotto.
Fino all’11 settembre nella Cappella Palatina è aperta anche un’altra mostra, ‘Il piccolo principe. Giuseppe Sanmartino alla Reggia di Caserta’, che prende le mosse dal rinvenimento nel 2021 del ritratto di marmo di un neonato, opera dell’autore del celeberrimo “Cristo velato” conservato a Napoli. Si tratterebbe del Real Infante Carlo Tito, primogenito maschio di Ferdinando IV e di Maria Carolina d’Austria. Se da Caserta si desidera poi partire alla scoperta delle altre regge borboniche campane, l’itinerario può toccare Capodimonte, Palazzo Reale, Villa Floridiana, Villa Rosbery, la Reggia di Portici, la Reale tenuta di Carditello, le Ville del Miglio d’Oro, il Belvedere di San Leucio, tuttora culla della produzione di tessuti in seta. Uno dei tanti sogni realizzati di re Ferdinando.

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